In Breve
- Che cos’è il Pan-Arctic Cable?
- È una proposta di cavo sottomarino che collegherebbe direttamente l’Europa con la Groenlandia, con possibili estensioni successive verso Canada, Giappone e Corea del Sud.
- Quanto ha stanziato l’UE?
- L’Unione europea ha impegnato 119 milioni di dollari, pari a 107 milioni di euro, per la connettività sicura della Groenlandia e il progetto del cavo.
- Perché il progetto è considerato strategico?
- La proposta punta a diversificare le rotte dei dati e a ridurre la dipendenza da corridoi marittimi esposti a interruzioni e rischi per la sicurezza.
L’Unione europea sta portando avanti una proposta per realizzare un collegamento sottomarino diretto tra l’Europa e la Groenlandia, evitando il passaggio attraverso il territorio statunitense. Il progetto, denominato Pan-Arctic Cable, potrebbe in seguito estendersi al Canada e creare una rotta verso il Giappone e la Corea del Sud.
La Commissione europea ha indicato l’iniziativa come prioritaria in un documento sulla politica artica pubblicato il 20 ottobre 2026, secondo quanto riportato dalla fonte. L’UE ha inoltre stanziato 119 milioni di dollari, equivalenti a 107 milioni di euro, per le infrastrutture di comunicazione sicure della Groenlandia e per il progetto del cavo.
Un’infrastruttura pensata per le rotte artiche
La posa e la manutenzione di apparecchiature nelle acque artiche richiederebbero il supporto di rompighiaccio. Questa condizione aumenterebbe i costi di costruzione e renderebbe più complesse le riparazioni future.
Secondo la fonte, aziende europee, istituti di ricerca e l’operatore groenlandese delle telecomunicazioni hanno già raggiunto un accordo per sviluppare ulteriormente la proposta. L’eventuale estensione asiatica dipenderebbe anche dalla cooperazione canadese e dalla capacità di operare in condizioni polari difficili.
Il piano per la sicurezza dei cavi
La strategia europea prevede anche la creazione di un Arctic Cable Hub, destinato a coordinare il monitoraggio, la protezione e il supporto alle riparazioni delle infrastrutture sottomarine nelle acque settentrionali.
Il documento raccomanda inoltre l’integrazione di tecnologie di monitoraggio nei cavi, con l’obiettivo di rilevare attività anomale e fornire avvisi più tempestivi su possibili interferenze.
L’interesse per rotte alternative è legato alle preoccupazioni sulla sicurezza dei corridoi marittimi esistenti. La fonte riferisce che oltre il 90% del traffico dati tra Europa e Asia viaggia attraverso collegamenti sottomarini che attraversano il Mar Rosso, mentre gli attacchi e le interruzioni nell’area dello stretto di Bab al-Mandab hanno aumentato i timori legati alla dipendenza da questa direttrice.
Le autorità europee hanno inoltre richiamato episodi che hanno coinvolto navi sospettate di aver danneggiato cavi nel Baltico trascinando a lungo le ancore. La fonte cita anche un rapporto Reuters secondo cui, nella primavera del 2026, le forze della NATO avrebbero affrontato sottomarini russi durante esercitazioni vicino alla Norvegia, in un contesto di crescente attenzione alla sicurezza delle infrastrutture sottomarine.
Un progetto distinto dal sistema Leif Erikson
Il Pan-Arctic Cable è indipendente dal sistema Leif Erikson proposto da Bulk Infrastructure, che punta a collegare direttamente la Norvegia e il Canada. Secondo la fonte, a settembre 2026 Bulk aveva iniziato a cercare un partner canadese di maggioranza per il progetto transatlantico, come riferito da Bloomberg.
Entrambe le iniziative mirano a collegare l’Europa con partner oltre le infrastrutture statunitensi, ma seguono percorsi e proposte separate. Un precedente tentativo, Arctic Connect, prevedeva una rotta tra Europa e Asia lungo la costa settentrionale della Russia ed è stato abbandonato nel maggio 2021.
Elisabeth Braw, senior fellow dell’Atlantic Council, ha osservato che la considerazione di un progetto simile sarebbe stata poco probabile dal punto di vista commerciale cinque anni fa, definendola un segnale dei cambiamenti attuali. Braw ha inoltre affermato che i nuovi cavi potrebbero collegare Paesi alleati evitando, per quanto possibile, le zone economiche esclusive o le acque territoriali di Paesi considerati non amici.

