Dipendenza tecnologica, software aperto, politiche industriali. Il 12 e 13 novembre, al NOI Techpark, imprese, istituzioni e comunità tecnologiche si confronteranno sulle priorità per rafforzare l’autonomia digitale del Paese.

La sovranità digitale passa anche dalle scelte quotidiane di imprese e pubbliche amministrazioni: quali software adottare, dove conservare i dati, come gestire le infrastrutture e quanto dipendere dai fornitori tecnologici. Decisioni che incidono sulla sicurezza dei sistemi informatici, sui costi e sulla possibilità di mantenere il controllo delle tecnologie utilizzate.

Da queste questioni prenderanno le mosse i primi Stati Generali dell’Open Source, in programma il 12 e 13 novembre 2026 al NOI Techpark di Bolzano, nell’ambito della Open Source Week. L’iniziativa, promossa da Seacom e RIOS (Rete Italiana Open Source), insieme a SMC, Redturtle e Giallocobalto, in collaborazione con SFSCON, riunirà rappresentanti delle istituzioni, imprese, pubbliche amministrazioni e comunità tecnologiche.

L’obiettivo è definire le prime linee di un manifesto programmatico per l’autonomia digitale italiana, individuando priorità condivise e possibili interventi sul piano tecnologico, normativo e industriale. Un documento che gli organizzatori intendono costruire attraverso il confronto tra chi sviluppa le tecnologie, chi le acquista e chi le utilizza.

La dipendenza tecnologica europea e il ruolo dell’open source

La questione della sovranità digitale ha assunto un peso crescente nelle politiche industriali europee. Nella comunicazione sulla sovranità tecnologica presentata il 3 giugno 2026, la Commissione europea ha richiamato una stima secondo cui l’Unione spende ogni anno circa 264 miliardi di euro in prodotti e servizi IT, prevalentemente proprietari e forniti da aziende statunitensi.

Una dipendenza che riguarda infrastrutture digitali, servizi cloud, software e sistemi sui quali si basano attività economiche e servizi pubblici. Il problema si manifesta soprattutto quando cambiare fornitore diventa complesso, i costi di migrazione sono elevati o la continuità di un servizio dipende dalle decisioni di un singolo operatore.

La Commissione ha affrontato il tema all’interno del European Technological Sovereignty Package, che comprende una strategia dedicata all’open source accanto alle iniziative su semiconduttori, cloud e intelligenza artificiale. L’obiettivo europeo è ridurre le dipendenze tecnologiche e rafforzare la capacità di sviluppare e mantenere soluzioni digitali attraverso competenze e imprese presenti nell’Unione.

Il software open source offre alcune possibilità concrete. Il codice sorgente può essere esaminato, modificato e riutilizzato secondo le condizioni delle licenze aperte, favorendo l’interoperabilità e una maggiore libertà nella scelta dei fornitori.

La disponibilità del codice, tuttavia, non garantisce automaticamente indipendenza tecnologica. Servono competenze per gestirlo, risorse per mantenerlo aggiornato e organizzazioni capaci di assicurare sicurezza, assistenza e continuità operativa. È su questo terreno che l’open source incontra le politiche industriali.

Dalle norme agli acquisti pubblici: il caso italiano

In Italia, il ricorso al software aperto trova già spazio nel Codice dell’amministrazione digitale. Gli articoli 68 e 69, insieme alle linee guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale, prevedono la valutazione comparativa delle soluzioni disponibili e disciplinano il riuso del software sviluppato per le amministrazioni pubbliche.

Il quadro normativo riconosce quindi il valore delle tecnologie aperte. La loro adozione richiede però scelte tecniche, procedure di acquisto adeguate e competenze interne in grado di valutare le alternative ai sistemi proprietari.

Per un’amministrazione, adottare un software open source significa considerare anche i costi di migrazione, l’integrazione con le infrastrutture esistenti, la manutenzione e la disponibilità di fornitori qualificati. Per le imprese tecnologiche italiane, il tema riguarda invece la possibilità di sviluppare un’offerta capace di rispondere a esigenze complesse e competere su progetti di dimensioni maggiori.

Gli Stati Generali intendono affrontare proprio questo passaggio: tradurre le opportunità offerte dalle tecnologie aperte in decisioni sostenibili, sia dal punto di vista economico sia da quello operativo.

Sei componenti dell’ecosistema per costruire una filiera italiana

Il confronto di Bolzano coinvolgerà sei componenti dell’ecosistema digitale: politica, istituzioni e regolatori; aziende tecnologiche e system integrator; pubbliche amministrazioni e grandi utilizzatori; sviluppatori e mondo della ricerca; fondazioni e investitori; società civile e divulgazione.

La scelta di riunire soggetti con responsabilità differenti risponde a una delle difficoltà del settore: la frammentazione dell’offerta. Il panorama open source comprende progetti, imprese specializzate e comunità di sviluppo, ma la costruzione di soluzioni utilizzabili su larga scala richiede organizzazione, investimenti e servizi di supporto.

«L’open source non è mai stato così richiesto: aziende, PA, interi Paesi lo cercano come risposta alla dipendenza tecnologica. Ma per sceglierlo serve fiducia, e la fiducia si costruisce insieme: chi compra, chi produce, chi mantiene il software», osserva Valentina Del Prete, Direttrice Generale di Seacom.

La fiducia riguarda anche la capacità di garantire aggiornamenti, sicurezza e conformità normativa. Aspetti determinanti per organizzazioni che utilizzano il software nella gestione di processi e servizi essenziali.

Il confronto si concentrerà su quattro priorità: accrescere la consapevolezza delle organizzazioni rispetto alla propria autonomia digitale, orientare gli acquisti pubblici, verificare la capacità delle soluzioni aperte di soddisfare i requisiti del mercato e rafforzare la filiera industriale italiana.

Quest’ultimo punto chiama in causa il ruolo delle imprese specializzate e degli investitori, insieme alla necessità di sviluppare competenze professionali e modelli di collaborazione capaci di sostenere i progetti nel tempo.

Due giornate di confronto per definire il manifesto

Il programma si articolerà in due giornate con modalità di lavoro differenti.

Giovedì 12 novembre, dopo una serie di interventi introduttivi dedicati alle prospettive dell’open source, i partecipanti saranno coinvolti in un’unconference: un formato nel quale i temi della discussione vengono proposti direttamente dai presenti, anziché seguire un programma di relazioni già definito in ogni dettaglio.

L’intento è raccogliere esperienze, esigenze e possibili soluzioni da soggetti che operano in ambiti differenti, mettendo a confronto chi prende decisioni sulle tecnologie e chi le sviluppa o ne garantisce il funzionamento.

Venerdì 13 novembre, durante la sessione conclusiva della mattinata, i contributi saranno sintetizzati nei principali pilastri del manifesto programmatico degli Stati Generali dell’Open Source.

«L’Europa ha indicato la direzione: l’open source come leva di sovranità. Ora tocca all’Italia trasformare le regole in scelte concrete, nelle gare, nelle competenze, nella filiera», afferma Stefano Pampaloni, CEO di Seacom e vicepresidente di RIOS.

La scelta di Bolzano colloca il confronto all’interno di SFSCON, appuntamento dedicato al software libero e alle tecnologie aperte, e della Open Source Week 2026, organizzata da RIOS dal 9 al 14 novembre con iniziative in diverse città italiane.

Dall’autonomia tecnologica alla capacità industriale

Il risultato degli Stati Generali dipenderà dalla capacità di individuare priorità che possano tradursi in iniziative operative. La definizione del manifesto rappresenterà un primo passaggio, mentre rimarranno da chiarire strumenti, responsabilità e modalità di attuazione delle eventuali proposte.

Per imprese e pubbliche amministrazioni, il tema riguarda la possibilità di scegliere le tecnologie in base alle proprie esigenze, conservando margini di controllo sui dati, sulle infrastrutture e sull’evoluzione dei sistemi informatici.

Per l’industria italiana, riguarda anche la disponibilità di competenze, fornitori e capacità di investimento in grado di sostenere un mercato delle soluzioni aperte.

Gli Stati Generali di Bolzano proveranno a mettere in relazione queste esigenze. Il manifesto potrà offrire una prima indicazione delle priorità condivise e delle condizioni necessarie per trasformarle in politiche e iniziative industriali.

Informazioni e partecipazione. I primi Stati Generali dell’Open Source si terranno il 12 e 13 novembre 2026 al NOI Techpark di Bolzano. L’accesso è a numero chiuso e avviene su candidatura, per garantire un confronto equilibrato tra le diverse componenti dell’ecosistema tecnologico.

Per approfondimenti e modalità di partecipazione: opensourceweek.it/stati-generali-dellopen-source.