L’intelligenza artificiale agentica sta rapidamente uscendo dalla fase pilota per integrarsi nei sistemi operativi critici di ospedali, aeroporti e istituzioni finanziarie, ma la sua adozione corre molto più veloce delle misure di protezione. Secondo l’ultimo studio di ServiceNow, intitolato “Deployed but ungoverned: the state of agentic security”, il 90% delle organizzazioni nell’area EMEA ha registrato almeno un incidente di sicurezza legato all’AI agentica nel corso dell’ultimo anno. Di fronte a queste minacce, le aziende si dimostrano vulnerabili e lente: soltanto il 36% è riuscito a contenere l’incidente in meno di 24 ore.

La ricerca, basata sulle testimonianze di oltre 3.700 responsabili senior di security a livello globale (di cui 1.265 in EMEA), lancia un chiaro avvertimento sui rischi derivanti dalla mancanza di un’adeguata governance. Ben de Bont, CISO di ServiceNow, ha sottolineato come gli incidenti recenti dimostrino cosa accade quando la tecnologia viene implementata senza i necessari controlli, evidenziando che le aziende devono integrare la governance fin dall’inizio per bilanciare velocità di innovazione e gestione del rischio.

Un ecosistema fuori controllo: l’ombra della “Shadow AI”

L’esposizione al rischio per le imprese sta crescendo esponenzialmente a causa della massiccia diffusione di questi strumenti. I dati evidenziano un panorama in cui il controllo scarseggia, considerato che il 50% delle organizzazioni EMEA impiega attualmente tra 100 e 999 agenti AI, mentre un ulteriore 34% ne utilizza addirittura 1.000 o più. A fronte di questi volumi, solo il 58% dei team di sicurezza possiede un inventario completo e accurato degli agenti in produzione ed è in grado di monitorarne le modifiche. Risulta ancora più preoccupante il fatto che il 24% dei team abbia individuato agenti operativi mai registrati o sconosciuti, generando pericolosi casi di “shadow AI” che operano e vengono scoperti solo dopo aver agito senza alcuna supervisione.

Nonostante le convinzioni di molti responsabili, la protezione complessiva è spesso lacunosa. A livello globale, appena il 13% delle aziende possiede programmi di sicurezza in grado di coprire cinque aree fondamentali: superficie di attacco, responsabilità, security by design, visibilità e prontezza degli audit. In EMEA, meno della metà delle imprese vanta framework di governance adeguati e il 56% adotta misure di sicurezza solo in modo reattivo, a fase di progettazione degli agenti già conclusa.

Risposte umane contro minacce automatizzate

Un’altra criticità evidenziata dal report riguarda i tempi e le modalità di risposta agli incidenti. Sebbene il 75% delle organizzazioni EMEA affermi di mantenere una mappatura aggiornata dei sistemi e delle risorse accessibili a ogni agente, solo il 23% riesce a monitorare in tempo reale oltre il 90% della propria flotta AI. Inoltre, il 67% dei team di sicurezza non ha la capacità di intervenire automaticamente in caso di comportamenti anomali, rendendo ancora necessario il più lento intervento umano per applicare le misure correttive.

Per colmare questo divario, ServiceNow propone un approccio basato sul principio “Shift Zero”, mirato a mantenere l’esposizione al rischio costantemente vicina allo zero attraverso la sua soluzione Autonomous Security. Questo modello preventivo include regole e meccanismi di protezione come kill switch e AI Passport, pensati per governare le operazioni in modo autonomo e agire più rapidamente di quanto l’AI generi nuovi rischi. Come ricordato da Nadir Izrael, GVP Cybersecurity and Risk di ServiceNow, quando la sicurezza viene integrata fin dallo sviluppo ed è in grado di operare alla stessa velocità delle macchine, cessa di essere un ostacolo e abilita una diffusione sicura dell’innovazione.