In Breve
- Qual è la principale minaccia informatica attesa nei prossimi tre anni?
- Secondo la ricerca citata, impersonificazione e diffamazione sui social media.
- Come viene utilizzata l’intelligenza artificiale negli attacchi?
- Per imitare il tono dei marchi, generare messaggi e immagini, creare profili falsi e rafforzare deepfake e impersonificazione di dirigenti.
- Quale risposta viene indicata per le aziende?
- Un approccio coordinato che unisca monitoraggio di social, domini e siti web, procedure di rimozione e collaborazione tra sicurezza, legale, marketing e protezione del brand.
I social network stanno diventando un canale sempre più utilizzato dai criminali informatici per sfruttare la fiducia costruita dalle aziende con clienti, dipendenti e partner. Secondo una ricerca citata da TechRadar, l’impersonificazione e la diffamazione sui social sono passate dal quinto posto tra le minacce informatiche rilevate lo scorso anno al primo posto tra i rischi attesi nei prossimi tre anni.
Per la prima volta, inoltre, l’impersonificazione di dipendenti e dirigenti, inclusi i deepfake, è entrata tra le cinque principali aree di rischio. Elliott Champion, Senior Director of Technology for Brand Protection di CSC, ha osservato che la superficie d’attacco non comprende più soltanto le infrastrutture sotto il diretto controllo di un’organizzazione, ma anche i canali pubblici attraverso cui l’azienda interagisce ogni giorno con il proprio pubblico.
Dai profili falsi ai siti di phishing
Profili falsi e account fraudolenti per l’assistenza clienti non sono tecniche nuove, ma vengono impiegati con maggiore frequenza come punto di ingresso per phishing, frodi, vendita di prodotti contraffatti e abusi del marchio.
Un account contraffatto può condividere link dannosi, promuovere schemi fraudolenti, diffondere informazioni false o presentarsi come un canale ufficiale di supporto. Gli utenti possono essere indirizzati verso un secondo ambiente digitale, come un sito simile a quello legittimo, un portale di accesso falso o una pagina di phishing, dove inserire credenziali, dati di pagamento o altre informazioni sensibili.
Lo stesso meccanismo può essere usato per pubblicizzare prodotti falsi come se fossero autentici. In altri casi, gli account contraffatti diffondono accuse false o diffamatorie contro un’azienda o i suoi dipendenti, con possibili conseguenze sulla reputazione e sulla fiducia dei clienti anche in assenza di una frode finanziaria diretta.
L’intelligenza artificiale rende le imitazioni più credibili
Secondo l’analisi riportata, gli strumenti di intelligenza artificiale consentono ai criminali di imitare il tono di un marchio, generare messaggi rivolti ai clienti, produrre immagini realistiche e creare rapidamente profili falsi. Deepfake, audio sintetico e contenuti generati dall’IA possono rafforzare anche le campagne di impersonificazione di dipendenti e dirigenti.
Un attaccante, per esempio, può creare un profilo falso associato a un dirigente e utilizzare messaggi generati dall’IA per riprodurne lo stile comunicativo. L’obiettivo è rendere più credibili richieste, link e istruzioni.
L’IA non è tuttavia l’unico elemento tecnologico coinvolto. Gli algoritmi di generazione dei domini, o DGA, possono produrre numerosi indirizzi web plausibili e simili a quelli autentici per sostenere campagne di phishing e impersonificazione. Il 86% degli intervistati considera i DGA una minaccia, mentre questi strumenti non sono necessariamente basati sull’intelligenza artificiale.
Una risposta coordinata tra sicurezza e brand protection
La protezione dai falsi account dovrebbe rientrare nella strategia complessiva di cybersecurity, anziché essere trattata esclusivamente come una questione di comunicazione o tutela del marchio. Le campagne possono infatti passare da un profilo contraffatto a un dominio simile, a una pagina di phishing o a un sito fraudolento.
La fonte indica la necessità di coordinare i team di sicurezza, legali, marketing, comunicazione e protezione del brand. Il monitoraggio continuo di social media, domini, siti web e altri asset digitali pubblici può aiutare a collegare segnali che, osservati separatamente, sembrano appartenere a incidenti distinti.
- Definire procedure per indagine, escalation e rimozione dei contenuti.
- Stabilire chi è responsabile della risposta e quali prove sono necessarie.
- Condividere le informazioni tra sicurezza, legale, marketing e team digitali.
- Monitorare in modo continuativo profili, domini e siti pubblicamente accessibili.
Il 57% degli intervistati dichiara di utilizzare soluzioni basate sull’IA per il monitoraggio e l’enforcement, mentre il 44% ricorre a soluzioni di IA per il rilevamento delle minacce e la prevenzione delle frodi. La tecnologia, secondo la fonte, deve però essere accompagnata da governance, responsabilità definite e collaborazione tra i diversi team.
La fiducia come obiettivo degli attacchi
La ricerca citata descrive i social media come parte integrante del perimetro di sicurezza aziendale. In questi ambienti i criminali possono sfruttare l’identità di persone e organizzazioni legittime per manipolare gli utenti e condurli verso frodi o raccolte illecite di dati.
La crescente capacità dell’IA di accelerare e rendere più convincenti le imitazioni spinge le aziende a collegare la protezione dei social network con quella di identità, domini e presenza digitale. L’obiettivo indicato è individuare e bloccare le campagne prima che raggiungano clienti, dipendenti o partner.

